Qtti-sd2 - SPIRITUALITÀ

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Voce narrante • SIMONA

Voce narrante • DANIELA CIAVONI


Senza data - sd2 • Se quindi le stesse anime purganti, per ammissione dei teologi [...]

(1) Nota: Se qualcuno obbiettasse che Lazzaro, e anche Abramo, non potevano essere né fulgidi né beati perché ancora separati dalla luce di Dio, dall’unione caritativa e gloriosa con Lui, dall’ammirazione degli angeli, perché ancora nel Limbo, si ricordi a costoro che per quanto sta agli angeli, i custodi dei santi Padri del Limbo e dei giusti in esso raccolti già giubilavano per la gloria meritata dai loro custoditi, gloria che attendeva la redenzione per essere loro donata; e che per quanto riguarda alla luce ed unione caritativa con Dio si ricordi che, anche per definizione teologica in merito alla conoscenza dei purganti, “la conoscenza arriva alle anime già separate dal corpo per un’azione diretta di Dio, Luce eterna”.
Conoscenza relativa sempre, ma che sempre più si fa ampia, viva, luminosa, più la purgazione si compie, sino a divenire, da “conoscenza”, “visione beatifica” al momento in cui, espiata ogni pena, l’anima entri in Paradiso.
Se quindi le stesse anime purganti, per ammissione dei teologi, hanno una conoscenza relativa di Dio e una partecipazione alla sua vita d’amore, già smisuratamente più profonda di quanto possa mai godere sulla Terra un’anima già profondamente formata nella perfezione, è lecito credere che gli attendenti nel Limbo l’apertura dei Cieli e l’entrata nel regno della Gloria da essi meritato, fossero già oggetto di ammirazione agli angeli e già splendessero delle luci spirituali del reciproco amore tra Dio ed i suoi santi e prossimi abitatori del Regno Celeste.
Se operatori della purificazione del Purgatorio sono i soffi ardentissimi dello Spirito di Dio: l’Amore, e quelli ardenti delle anime desiderose di riparare alle loro omissioni, tiepidezze o colpe verso l’amore, se sono le Fiamme e le luci del Divino Amore quelle che portano le anime penanti ad una contemplazione e conoscenza intuitiva che aumenta ad ogni nuovo efflusso di luce e di ardore divini, e tanto più cresce più l’anima si purifica, è logico credere che non fosse negato ai santi del Limbo una contemplazione e conoscenza intuitiva di Dio ancor più ampia di quella che la Teologia ammette essere concessa alle anime purganti, una conoscenza già causa di pace e gaudio, sebbene relativi, prodromo alla pace e al gaudio senza misura di vastità e durata che costituisce il premio eterno, ossia “il vedere Dio faccia a faccia e conoscerlo non più parzialmente, ma come ne siamo conosciuti” [1 Cor 13, 12], secondo le parole dell’Apostolo Paolo (I ai Corinti c. XIII v. 12).

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