Qtti-sd1 - SPIRITUALITÀ

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Voce narrante • SIMONA

Voce narrante • DANIELA CIAVONI


SCRITTI SENZA DATA E NON DATABILI • S.D.1

Dio solo è eterno perché increato. L’uomo è (nel suo spirito) immortale, essendo stato il suo spirito creato da Dio e da allora sempre vivente nella vita, nella gloria o nella dannazione.
Avrebbe l’uomo potuto essere immortale se non avesse peccato in Adamo. Dono gratuito di Dio al corpo dell’uomo che essendo materia avrebbe dovuto seguire le leggi della natura, ma che per essere veste allo spirito immortale e un tutto con esso, se non avesse demeritato del dono, non sarebbe morto (nel nostro modo) ma passato dal Paradiso Terrestre a quello Celeste senza l’affanno del morire.
L’anima non può morire perché spirituale. Può morire il corpo, perché composto di materia decomponibile e ormai colpita dal castigo per il peccato originale. Ma la morte non esiste per quello che non è composto di materia e non è dotato di estensione quale è l’anima spirituale.
“Poiché tale è la sua natura, l’anima non può essere divisa e fatta a pezzi, né lacerata o squarciata, quindi non può morire”. La morte infatti è in certo modo la scissione, la separazione e l’allontanamento di quelle parti che prima della morte erano tra loro congiunte (Cicerone) (vedere Dante, Purgatorio 25 v 79-84: E quando Lachesis non ha più [del] lino, – solvesi dalla carne (l’anima), ed in virtute – seco ne porta e l’umano e il divino – l’altre potenze tutte quante mute: – memoria, intelligenza e volontade – in atto, molto più che prima acute.
Dunque da pagani e cristiani è riconosciuto che, come dice Orazio, l’anima dopo la morte del corpo “impavidam fenent ruinae” ossia continua impavida ad esistere sulla ruina della materia.
L’anima soltanto da Dio potrebbe essere distrutta. Perché Dio, padrone assoluto del Creato, tutto può: creare come distruggere. Ma Dio non può volere distruggere ciò che Egli ha creato per fine d’amore col suo Divino Volere e col suo Divino Soffio. Se avesse voluto l’uomo dotato di un’anima soltanto intelligente e ragionevole, lo avrebbe potuto fare. Questo genere d’anima avrebbe servito a fare dell’uomo il re del Creato. Ma non avrebbe servito a farne il figlio adottivo di Dio, fatto a sua immagine e somiglianza proprio per l’anima che è libera, immortale e che è tempio, o tal avrebbe dovuto essere, della Grazia.
Può pensarsi che la Grazia, dono sublimissimo di Dio, avesse a perire col perire della materia e dell’anima? Può l’anima perire alla Grazia, e perciò alla Vita. Ma non può essere distrutta, perché nel pensiero eterno di Dio fu creata immortale e per il fine ultimo: possedere e godere Dio.
Dio ha voluto l’anima immortale per amore di questo suo capolavoro creativo che è parte di Sé stesso infusa nella creatura uomo, per avere da soddisfare il suo amore infinito e insaziabile con l’amore che i creati spiriti a Lui fedeli gli daranno nei secoli dei secoli, e quanto più numeroso sarà il popolo celeste degli spiriti a Lui fedeli, più ardente, gioioso, il suo amore.
L’istinto naturale che spinge le anime ad adorare un Dio, a cercarlo, a servirlo è prova dell’esistenza, natura e origine dell’anima. Nessuna felicità umana sazia veramente il cuore. Nessuna scienza umana sazia veramente l’intelletto. Cuore e intelletto cercano, insoddisfatti, sentendo che quanto hanno è imperfetto. E questo pungolo a cercare viene dall’anima che tende al suo Bene Supremo e Infinito, né si appaga di ciò che [è] limitato nel tempo e nella potenza e che con facilità delude.
Dio non suscita nella creatura che Egli ha creata desideri irrealizzabili, né istinti inutili, perché la sua Sapienza amorosa, infinita, perfetta, mette solo tendenze che possono raggiungere lo scopo perché in esso, dopo la fatica, trovi soddisfazione.
Concede ai bruti la possibilità di soddisfare i loro istinti.
A maggior ragione e con maggior perfezione all’uomo, suo capolavoro creativo, concede di soddisfare l’istinto spirituale che è raggiungere la sua felicità eterna piena e perfetta, soprannaturale, perché l’uomo non può essere soddisfatto realmente altro che quando riposa in Dio suo Creatore.
Nell’anima dell’uomo, anche inconsapevolmente dalla stessa, Dio ha scolpito le formule della Legge e la meta e il premio che l’ubbidienza ad esse ci procura. Legge naturale, legge morale, legge spirituale, voce della coscienza, anelito dello spirito è nell’uomo, per l’anima spirituale, una forza che grida “fa’” o urla “non fare”, mentre dall’alto una Luce attira e indica il vero fine, la vera gioia nell’ordine, nella pace, nel possesso del regno di Dio.
Questa legge, questa voce, questa forza, senza violentare la libertà consigliano la volontà, la quale è libera di accettare o respingere il consiglio ma, così come è stato detto all’inizio materiale della Redenzione che sarà data “Pace agli uomini di buona volontà” [Lc 2, 14], altrettanto è sottinteso che punizione orrenda sarà data agli uomini che non ebbero buona volontà e per l’adesione alla concupiscenza triplice conculcarono l’anelito istintivo al bene supremo. Condanna orrenda: una, questa: di patire per l’eternità, e con disperazione, la perdita del Bene che non vollero ascoltare nei suoi appelli d’amore durante la vita, di quel Bene che dava impulsi al loro spirito e che essi derisero servendo e seguendo il demonio, la carne, il mondo.



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